L’Epopea di Gilgamesh è considerata la più antica opera letteraria dell’umanità, un poema epico mesopotamico che risale a oltre 4.000 anni fa. Scritto su tavolette d’argilla in caratteri cuneiformi, narra le gesta di Gilgamesh, il leggendario re della città di Uruk, descritto come un semidio per due terzi divino e per un terzo umano
L’amicizia con Enkidu: Inizialmente Gilgamesh, giovane adolescente, è un tiranno arrogante, ma il suo spirito cambia dopo l’incontro con Enkidu, un essere selvaggio creato dagli dei per contrastarlo. Dopo un epico scontro, i due diventano amici inseparabili e affrontano insieme mostri come il demone Humbaba
La ricerca dell’immortalità: La morte improvvisa di Enkidu distrugge Gilgamesh, che, terrorizzato dalla propria fine, intraprende un viaggio ai confini del mondo. Cerca Utnapishtim, l’unico uomo sopravvissuto al Diluvio Universale a cui gli dei hanno concesso la vita eterna.


Connessioni storiche: L’epopea contiene una versione del mito del Diluvio molto simile a quella biblica di Noè, influenzando profondamente la letteratura successiva, inclusi i poemi omerici.
Conclusioni….
Il significato: Il poema è una profonda riflessione sulla condizione umana e sull’inevitabilità della morte. Gilgamesh fallisce nel tentativo di diventare immortale, ma comprende che la vera eredità di un uomo risiede nelle sue opere, come le possenti mura di Uruk che ha costruito.
